#Emptyscuderie. Quando il “vuoto” è tutto

Ieri sera, 19 gennaio 2017, ho partecipato assieme a tanti altri blogger alla serata a porte chiuse organizzata dalle Scuderie del Quirinale per promuovere la mostra Il museo Universale dal sogno di Napoleone a Canova (a cura di Valter Curzi, Carolina Brook e Claudio Parisi Presicce), rievocazione dell’avventuroso recupero del capolavori italiani che nel corso delle campagne militari francesi (1796-1814) erano stati prelevati dai nostri territori per essere esposti nel nascente Museo del Louvre; un'avventura che mise in evidenza le grandi doti di diplomatico, oltre che di artista sublime, di Antonio Canova.

#empty museums

L'uso della visita "empty", a porte chiuse, è ormai una consuetudine virtuosa dei musei: permette agli addetti ai lavori di prendere parte ad una situazione privilegiata con le proprie passioni e interessi, e al museo di diffondere, capillarmente, attraverso il racconto social, un messaggio che spesso non è sufficiente leggere attraverso frettolosi articoli e comunicati stampa. Quando pure ci siano degli approfondimenti, non è detto che riescano ad accendere  la curiosità di un pubblico ormai in piena bulimia d'informazione. Ma l'empty non segue queste dinamiche: la visita fuori orario ha un fascino diverso: è come salire in una soffitta abbandonata con la sensazione che sei l'unico ad averlo potuto fare e non vedi l'ora di rovistare, liberamente, fra i mille oggetti nascosti. E chi ti segue ha la sensazione analoga di una scoperta privilegiata.

#ilmuseouniversale

Ieri sera ho visto tanti appassionati andare in cerca del proprio "oggetto", ovvero, l'inquadratura perfetta che immortalasse il proprio stupore davanti a tante meraviglie: scorci con Canova, selfie con Raffaello, dettagli rubati a Perugino, antico e moderno sotto un unico cappello che è quello dell'essere qui e ora. Vi basterà scorrere la timeline di Twitter o Instagram cercando gli hashtag #emptyScuderie e #ilmuseouniversale per avere una lettura corale della mostra. Ogni blogger l'ha interpretata secondo il proprio umore del momento: ci sono post ipirati, altri più didascalici, altri ancora ironici, una composizione multiversale (mi si passi il termine!) in cui ognuno poi può riconoscersi o meno. Su Twitter gli hashtag #emptyscuderie e #ilmuseouniversale, come era prevedibile, sono andati in tendenza raggiungendo il secondo posto del Top Trend: segno che non soltanto in sala di stava twittando ma chi ci stava leggendo da remoto seguiva, partecipava, rilanciando il topic.

Informare o comunicare?

Perché il nodo centrale è proprio questo: con la condivisione social si oltrepassa la pura divulgazione, l'informazione; con la condivisione si comunica un'emozione, si trasmette stupore, desiderio, o anche un dubbio, una riserva e chi ti segue, chi si fida di te è portato a darti ascolto. Di certo questa modalità rende più accessibile una esposizione agli effetti molto sofisticata, il cui soggetto è il patrimonio culturale come simbolo di identità nazionale ed europea e di prestigio di un popolo, e fulcro dell'educazione dei cittadini, un tema non facile e quanto mai attuale a 200 anni di distanza.

#Mercurioconsiglia

Il mio racconto lo potete trovare su Twitter (sul profilo trovate anche la raccolta dei tweet in moments) e su Instagram. Personalmente sono rimasta folgorata da Antonio Canova e da Francesco Hayez. Dov'è la novità? Vi chiederete. Non c'è, lo so, ma spesso, con gli anni, vedendo e studiando tanto e tanto altro, si tende non dico a "dimenticare" ma a dare per sedimentato un certo argomento. Ieri, invece, di fronte al pathos (sì, proprio "pathos", che l'algido biancore neoclassico non riesce a trattenere) di Venere e Marte di Antonio Canova e all'Italia ferita di Francesco Hayez è stata una nuova rivelazione.

Una mostra da vedere e da scoprire, aperta fino al 12 marzo 2017.

 

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